Chi sono

Ricordo ancora il profumo…

Quella fragranza di mozzarella affusolata, misto farina biscottata, che mi passeggiava sotto la punta del naso quando passavo di fronte a quello che, credo, sia ancora oggi il panificio più buono che io abbia mai provato.

Abitavo in un piccolo paese da bambino, se c’erano 1000 abitanti erano già parecchi e mi sto ancora chiedendo cosa ci facesse una persona con una pizza così eccezionale, in un paesino come quello?!??

Ci passavo davanti tutte le mattine, ma per quanto io potessi lamentarmi con capricci e lagne, mia mamma, mi comprava la pizza SOLO una volta la settimana e di solito succedeva il venerdì mattina.

Penso che sia inutile dirti che, a pochi minuti dall’ingresso a scuola, la pizza che doveva essere destinata all’intervallo era già finita…

Non credo che mangerò mai più una pizza al trancio così buona.

Questo, probabilmente, è stato l’evento che, più di ogni altro, mi ha fatto appassionare alla pizzeria.

Era un po’ una cosa del tipo:

Faccio il pizzaiolo, così, finalmente, posso divorare tutta la pizza che voglio tutti i giorni.

E l’ho fatto…

Dopo aver “vagabondato” per gli ultimi miei 5 anni da lavoratore dipendente nelle focaccerie, nei migliori panifici della zona in cui abitavo e nelle pizzerie al taglio, spesso lavorando solo per il gusto di imparare e per rubare i trucchetti del mestiere dai maestri del settore, ottenendo alle volte anche una porzione di lasagne o una pizza gratis, mi sono buttato…

Il mio negozio inizialmente nel 2013, quando l’ho rilevato sull’orlo del fallimento da mia mamma trasformandolo da minimarket a Focacceria/pizzeria, con il mio primo socio Roberto.

Ma poi si sa, noi non siamo abituati a seguire i sogni.

Non siamo addestrati a rendere la vita un capolavoro di felicità, come gli attimi in cui stai mordendo e gustando una bella fetta di pizza.

Siamo addestrarti a “fare quello che sembra farci guadagnare di più” e che sembra dare più sicurezze.

Non siamo addestrati a guardare a lungo termine…

Ci hanno insegnato la bugia più grande della storia:

“meglio un uovo oggi che una gallina domani”

Ma siamo davvero sicuri che sia così?

Ti faccio un esempio:

Nella prima versione del mio negozio, quando abbiamo visto che con i primi investimenti sulla comunicazione, le cose cominciavano a girare…

… ma che i primissimi incassi non bastavano a coprire le spese che dovevamo affrontare…

… anzichè rimanere zen e aspettare di vedere se avevamo ragione, che cosa abbiamo fatto?

Abbiamo tradito il mio sogno.

Abbiamo incominciato a produrre anche del pane.

E che cosa è successo?

E’ successo che:

👉Nel primo mese dopo l’inserimento del pane siamo andati quasi a pari con i costi

👉Nel secondo mese Il lavoro delle pizze è aumentato e abbiamo incominciato a tralasciare la qualità, sia delle pizze che del pane, perchè il lavoro era davvero molto e seguire i due fronti era molto difficile

👉Il terzo abbiamo pensato di assumere una persona, ma le mansioni da insegnargli erano tantissime per le molte lavorazioni diverse tra loro e quindi ci è stato d’aiuto, si, ma per perdere i clienti che stavamo acquisendo

So che detta così sintetica, potrebbe darti modo di obbiettare e di dire che avremmo solo dovuto organizzarci meglio.

Ma ti assicuro che, dopo aver fatto le primissime esperienze di lavorato con aziende che di sistemi organizzativi e di delega, ne capiscono qualcosa come:

🤗Alstom Power
🤗Caterpillar
🤗Esselunga

Nelle quali ho anche ricoperto ruoli manageriali, le persone non sono fatte per assimilare e riprodurre una quantità elevata da nozioni e mansioni, soprattutto in poco tempo.

Siamo capaci di imparare a fare solo poche cose alla volta.

Non a caso da Mc Donald, prima di fare cucinare delle patatine fritte ad un operatore con una friggitrice AUTOMATICA, gli fanno svariate ore di formazione.

Comunque…

Torniamo alla mia prima versione di pizzeria.

Morale della favola: dopo 3 4 mesi “esplodevamo” di lavoro e non riuscivo a credere nemmeno io a quanto stavamo incassando.

Ma avevamo tradito il sogno…

…stavamo trascurando la qualità di quello che facevamo, presi dalla foga di aggiungere prodotti.

Così, dal quinto mese il lavoro è imploso e ci siamo ritrovati quasi al punto di partenza, ma con una persona in più da pagare e un sacco di energie in meno da investire.

Tutto per guadagnare qualche spicciolo in più nel breve periodo.

Ma la cosa bella sai qual’è?

E’ che allora manco ce ne accorgevamo…

…non capivamo dove stavamo sbagliando, puntavamo SOLO il dito gli uni contro gli altri.

Così, quando dopo le svariate litigate, siamo arrivati ad un punto di rottura io, che avevamo deciso che mi sarei tenuto il negozio, mi sono ritrovato coperto di debiti senza capirne bene il perchè.

Sapevo che era colpa mia, ma non e capivo bene la ragione.

Così, spinto dal sogno ancora vivo dentro al mio petto, ho trovato delle soluzioni che mi hanno permesso di uscire con una gamba dal pantano ma….

Non avevo ancora capito, sono uno zuccone.

Così, per via di una discussione con un fornitore che sosteneva che io non avrei MAI potuto fare dei panettoni da solo perchè NON volevo comprargli un preparato per farli, cosa faccio?

Tradisco il sogno di nuovo e comincio a produrre panettoni.

Arriva natale e come la prima volta, anche questa volta, il lavoro aumenta.

Inizio a non riuscire a dedicare la giusta attenzione alle lavorazioni che avevo da fare.

Mi dico che questa volta sarà diverso e assumo una persona.

Il ragazzo è davvero in gamba, ma le lavorazioni da insegnargli sono davvero troppe…

…la qualità dei prodotti incomincia a disattendere le aspettative, la relazione col cliente viene trascurata e…

…il lavoro implode di nuovo, sono di nuovo pieno di debiti e probabilmente un altro al mio posto avrebbe mandato tutto al diavolo.

Sapevo che era colpa mia, ma ancora NON avevo capito nemmeno lontanamente il perchè.

Sono costretto a licenziare il ragazzo.

Testa bassa e giù a lavorare, ritiro di nuovo fuori una gamba dal fango e ci ricasco di nuovo.

Questa volta aggiungo un network marketing alla lista delle cose da fare all’interno della giornata in negozio.

Bruttissima idea.

Tel’ho detto che sono uno zuccone no….

Anche quello è stato un ottimo modo per aumentare i flussi in entrata per un paio di mesi, ma come al solito la magia è durata appunto, solo un paio di mesi.

Ero sul punto di mollare…

Mi ero fiammato una quantità inenarrabile di clienti, di nuovo, dannazione.

Probabilmente anche il più testardo avrebbe mollato, soprattutto senza avere capito qual’era il problema.

Mi sentivo un fallito…

Se NON fosse stato per la migliore amica che io abbia mai avuto, la donna più straordinaria, preparata e competente, che io abbia mai conosciuto, che ha saputo tirarmi su e ridarmi la voglia di combattere, non sarei qui a scrivere ora.

Detestavo quella sensazione e a costo di apparire cocciuto mi sono rialzato a fatica dall’ennesima delusione e ho provato a rilanciare di nuovo la mia attività.

Ma non avevo ancora capito, il sogno era sempre più bistrattato e maltrattato.

Quelli del network marketing sono bravissimi a toccarti sulle leve emotive più infami, non riuscivo ne in una cosa ne nell’altra e non capivo se era il caso di mollare il colpo e in cosa.

E in più c’erano i panettoni e le colombe, sulle quali mi ero impuntato, che si aggiungevano alla distrazione quotidiana del network marketing e del pane.

Un vero disastro…

Ma ancora non avevo capito, ero sull’orlo di una crisi di nervi così mi sono preso 6 mesi “sabbatici” in cui sono andato a lavorare e a vivere in Australia.

Quei mesi mi hanno rigenerato, ma era evidente che tutto il casino che avevo fatto non era gestibile dai miei famigliari.

Così, benchè le cose da quelle parti stavano cominciando a girarmi bene, preso dal senso di responsabilità sono tornato indietro.

Quante volte me ne sono pentito…

La prima cosa che ho fatto dopo essere tornato, indovina qual’è?

E’ stata tradire di nuovo il sogno.

Non bastavano più il pane, colombe, panettoni e network marketing.

E no è…. che sei matto?!??

Era il 2015 e andava di moda lo street food, così sotto consiglio di uno pseudo consulente, ho deciso di comprarmi anche io un bel chiosco.

A volte penso di essere un tantino ottuso…

Ti lascio immaginare quale casino può essere scaturito da questa mia nuova rocambolesca avventura.

Quasi una catastrofe…

Ero davvero disperato, non riuscivo a pagare i fornitori e anche i miei famigliari mi avevano abbandonato.

L’unico superstite che aveva resistito ai miei continui colpi di testa, era un mio ex collaboratore che tornava a “salvarmi” dalle situazioni più imbarazzanti di tanto in tanto.

Proprio mentre sembrava che tutto stesse andando a rotoli, un tizio un pochino sopra le righe mi risucchia dentro al suo imbuto di marketing.

Ogni suo video o articolo che guardavo o leggevo, sembrava che stesse parlando esattamente dei miei problemi.

Tutta la verità sui disastri delle righe precedenti stava per essermi svelata.

Quel tizio mi sembrava così empatico che decido di comprare il suo corso di formazione.

3200€ per uno che era sull’orlo dell’astrico non erano proprio noccioline…

…ma cos’altro avevo da perdere?

Ottobre 2015.

4 giorni rinchiuso in un palazzetto a Riccione che mi hanno letteralmente stravolto la percezione delle cose.

Finalmente qualcuno mi aveva saputo spiegare a chiare lettere PERCHE’ era colpa mia.

Avevo capito benissimo TUTTO quanto, ma c’era ancora un piccolissimo problema:

L’orgoglio che fino a quel momento mi aveva costretto a NON mollare mai non mi ha permesso di essere del tutto onesto con me stesso e di riconoscere tutte le cazzate che avevo fatto.

Non proprio “piccolissimo problema” direi…

Così, uscito da quell’aula, mi limito a mettere in vendita il chiosco e a mettere in pratica alcune delle potentissime tecniche di comunicazione per attirare persone che condividono il mio modo di lavorare.

Con un po’ di sforzo, sono anche riuscito a prendere le distanze dal network marketing.

La mia attività ricomincia a funzionicchiare, ma NON era quello che serviva.

Le cose iniziano a girare meglio e coinvolgo una mia ex collega dell’Esselunga nella mia attività senza avere ancora ammesso a me stesso che avevo tradito il mio sogno più e più volte.

Avevo sempre saputo di essere io la causa di tutti i miei mali…

… ma prima di trovare qualcuno che mi desse delle spiegazioni che mi sembrassero sensate, ne avevo combinate troppe per ammetterle tutte insieme.

Così, benchè la società con la mia ex collega abbia portato ad un forte incremento della vendita di panettoni, i guadagni non sono aumentati di pari passo.

Il panettone è un prodotto stagionale e non è nemmeno il sogno che ha dato vita alla mia attività.

Non avevo l’esperienza giusta per gestire così tanta produzione di quel tipo di prodotto e nemmeno lo spazio per poterlo stoccare.

Avevo anche ingaggiato un business coach pagato a peso d’oro, lui aveva cercato di dissuadermi dall’investire tutto quel tempo e tutte quelle risorse su un prodotto stagionale.

Macchè…

Neanche a parlarne, è come se quel fornitore che voleva vendermi il preparato mi avesse ferito nell’orgoglio e io dovessi dimostrargli, per chissà quale ragione, che lui si sbagliava.

Un vero disastro.

Anche se, questa volta, avevo capito per davvero, anche se sapevo che dovevo tornare alle origini, per sistemare definitivamente le cose…

…la mia ex socia è diventata ex, mi ha scaricato anche lei, perchè NON condivideva la mia visione e nemmeno le piaceva questa mia ammissione dei miei errori.

Questa volta la delusione umana e personale ha davvero superato TUTTE quelle precedenti messe assieme.

Se non fosse stato per la stessa amica che mi a sempre aiutato a rialzarmi, sin dai tempi del network marketing, NON sarei mai riuscito a superarla.

Avevo finalmente ammesso a me stesso i miei errori di business…

…ma sono rimasto al palo fino a quando non sono riuscito ad ammettere anche che, questi errori, avevano distrutto la stima e l’affetto di molte persone che hanno fluttuato nella mia vita.

E’ stata dura, ma alla fine ce l’ho fatta.

Nel giugno 2017 ho cominciato a concentrare le mie energie sulla cosa che ho sempre amato mangiare e produrre di più:

La pizza

Ma NON è stato così facile come sembra, ritornare alle origini.

Da bambino, ci sono stati dei momenti nei quali, le farine e i cibi raffinati, hanno distrutto la mia autostima e limitato le mie capacità sportive e personali.

Solo grazie al fortuito incontro con il mio ex allenatore di calcio, che nella vita di tutti i giorni era un nutrizionista preparato e puntiglioso, sono riuscito ad uscire da quel momento e superarlo brillantemente, diventando poi anche capitano della mia squadra di calcio, come racconto in un articolo su questo blog.

Dopo un trascorso così, non potevo, non posso e nemmeno voglio, per nessuna ragione, rischiare di trovarmi in situazioni dove potrei sentirmi causa, anche solo parzialmente, del senso di inadeguatezza che ho dovuto sperimentare io da bambino, per te o per i tuoi figli.

Però…

C’è sempre un però.

Gli impasti integrali tradizionali, a molte persone NON piacciono, dovevo assolutamente risolvere questo problema, se volevo avere qualche speranza di farcela a dedicarmi al lavoro che amo e potermi finalmente immergere per tutto il giorno nel profumo di pizza.

Ore 4.00 a.m. del 15 giugno 2017:

L’impastatrice stava girando e c’era dentro l’impasto di un pane alla segale che piaceva un sacco a molti dei miei clienti, tipico di Trento e Bolzano, che sono 2 tra le 3 città con il più alto benessere in Italia e in Europa.

Proprio quando l’impasto ha smesso girare, in quello stesso momento, il ragazzo che stava lavorando con me, fa cadere per terra il contenitore della passata di pomodoro, rovesciandolo TUTTO sul pavimento.

Tutto questo, giuro, è successo davvero con la sincronia di uno spettacolo di danza, non sto scherzando.

Appena sento i due rumori…

SWOOOM!!!

Il contenitore cade e l’impastatrice si ferma.

Il mio collaboratore mi guarda col collo insaccato come quello di una tartaruga, aspettandosi delle urla o qualcosa del genere.

Ma invece…

Abbasso lo sguardo e appena vedo il rosso del pomodoro, mi si accende una lampadina che da vita ad una violentissima pioggia di pensieri:

  • Ma certo, perchè non faccio la pizza con questo impasto
  • Nessuno sta facendo la pizza con la farina di segale per ora
  • La segale ha un sacco di vantaggi e molti più benefici del frumento
  • Perchè non provare?!
  • ecc…

Sapevo che avrei dovuto adattare e migliorare la ricetta, per contestualizzarla all’utilizzo nella preparazione delle pizze, ma non mi importava…

Non ero ancora completamente sicuro di quello che stavo facendo, ma finalmente avevo ricominciato a credere che fosse davvero possibile seguire il mio sogno sena dover utilizzare farinaccia raffinata.

Anche se Sesto è piena di pizzerie, ero quasi sicuro che con questo nuovo concetto di pizza, sarebbe stato un pochino più facile ritagliarmi la mia fetta di mercato e smetterla, finalmente, di dover sopportare quella che ormai vivevo come una tortura quotidiana:

il suono della sveglia alle 3.00 del mattino.

Quel giorno, il 15 giugno 2017, è nato l’embrione di quella che oggi è PizzaMera.

Stentavo ancora a crederci, finalmente avrei potuto ritornare a sorridere e a lavorare soddisfatto con i cereali integrali, che mi permettono di aiutare le persone a migliorare la loro salute e il loro benessere, oltre che a sfamarle.

Tutto ciò mi sembrava fantastico…

I 15 giorni successivi, credo che siano stati i giorni più produttivi e appaganti dei miei ultimi 5 anni.

Una fatica immensa ma con la gioia nel cuore.

Un continuo girovagare per ricercare, assaggiare e sperimentare le materie prime che oggi utilizziamo nella preparazione del nostro impasto alla segale, miele e semi di lino.

Oggi posso dire con soddisfazione, grazie a questo impasto, di aver trasformato un alimento spesso demonizzato da medici e nutrizionisti, in una importante fonte per te di:

  1. Omega 3
  2. Sali minerali in generale
  3. Fibre
  4. Vitamine del guppo B

Che per per te si traducono in:

  • Più energia
  • Fino a -52,4% degli zuccheri che ti lascia nel sangue rispetto alle pizze raffinate
  • Più lucidità e velocità di pensiero
  • Meno fiacchezza e annebbiamento mentale
  • Più autostima
  • Meno senso di inadeguatezza
  • E tanti altri vantaggi dei quali ti parlerò in questo blog

Oltretutto, la segale, è un cereale davvero povero di glutine e che da molti molti meno problemi intestinali (provare per credere).

Avevo il prodotto fatto e finito, così nei primi giorni di luglio, appena prima delle vacanze, ho cominciato a farlo provare.

Avevo una fifa dannata…

Se il test fosse andato male, probabilmente, avrei dovuto arrendermi e gettare la spugna definitivamente.

Ma non è stato questo lo scenario….

I primi clienti che l’hanno provata ne sono rimasti entusiasti per la leggerezza, la digeribilità e la capacità di dare senso di sazietà dopo averla finita.

Esattamente il contrario delle pizze raffinate.

Incominciavo a riacquistare fiducia nel futuro e in me stesso.

Tanto che a 3 giorni dal suo lancio sul mercato, ho deciso di estendere gli orari di apertura fino alle 22.00 e di cominciare ad offrire il servizio di consegne a domicilio per la cena.

Bruttissima idea!

Avevo fatto, di nuovo, i conti senza l’oste…

Dopo appena qualche campagna pubblicitaria, ho cominciato ad avere così tante ordinazioni, tutte concentrate in un paio d’ore, da non essere in grado di gestirle.

Consegne in ritardo, pizze sbagliate e ordini respinti per la saturazione di quella che era la mia capacità produttiva di quel momento, erano un evidente segno di mancanza di organizzazione.

Eravamo solo in 2 a lavorare ed era chiaro come l’acqua del mare a Maiorca, che non avremmo mai potuto fare tutto da soli.

Avevo chiaramente bisogno di assumere personale, ma intanto mi ero appena fiammato una buona quota di clienti e di credibilità.

Duoh!!!

Non tutti mali vengono per nuocere…

Non ero mai stato pizzaiolo prima di quel momento e il primo mese mi è stato utile per comprendere come devono girare le cose in una pizzeria.

Ero convinto che, da settembre, TUTTO sarebbe cambiato, ma NON avevo calcolato che poteva cambiare in peggio.

Settembre è stato così rapido che siamo a marzo 2017 e settembre mi sembra ieri.

Dopo una partenza promettente

TUTTO è precipitato verso il basso di nuovo…

 

  • Un collaboratore è stato affetto da una scarica di problemi familiari che sono sfociati in un rendimento lavorativo altamente altalenante
  • I fattorini che stavo scegliendo con “grande cura” erano lontano anni luce da quello che volevo io come servizio per i nostri clienti: incuranza e menefreghismo sembravano un male incurabile
  • Per NON farmi mancare nulla, ci ho aggiunto una sostanziosa dose di problemi personali, dovuti ad una mia totale riluttanza nei loro confronti, che mi ha portato ad affrontarli quando era già scoppiata l’emorragia interna.

Chiaramente con un finale d’anno così, le cose non sono molto migliorate rispetto ai mesi estivi.

Ogni settimana arrivavano clienti nuovi che, puntualmente, venivano lavorati male e che poi, 8 volte su dieci, non richiamavano più.

Un continuo, ripetuto e cadenzato falò di clienti e soldi persi.

La cosa mi faceva una rabbia viscerale…

Ma i miei problemi personali, per quanto io mi sforzassi di non mostrarli, abbattevano costantemente il mio stato d’animo, impedendomi di prendere una posizione netta.

Senza benessere interiore personale, il mondo all’esterno NON può essere bello tanto quanto lo vorresti e la mia pizzeria ha fatto letteralmente schifo per almeno 3 mesi; almeno tanto quanto era orrendo il mio stato d’animo interiore.

Il dolore che io credevo di nascondere egregiamente, si manifestava nitidamente nella mancanza di attenzione e di cura con la quale gestivo la mia attività.

-Ho seriamente rischiato di ANDARE IN BANCAROTTA!-

Ero diventato totalmente riluttante nel gestire la relazione coi clienti.

Il lavoro che mi è sempre piaciuto di più, quello di ricerca e sviluppo dei nuovi prodotti, tutto d’un tratto mi faceva letteralmente vomitare.

Praticamente settembre è durato fino a gennaio 2018.

Durante questo lunghissimo settembre, NON c’è più stata una sola settimana in cui il nostro menù delle pizze è stato aggiornato per tempo.

Spesso passavano addirittura 2 settimane in più di quelle che avevo stabilito io stesso, in fase di progettazione del nostro schema di lavoro…

Trovavo, sempre, una scusa per NON fare quello che IO stesso avevo deciso di assegnarmi come mio lavoro all’interno della pizzeria.

Stavo lavorando CONSAPEVOLMENTE dentro una bomba ad orologeria nella quale ero stato io ad attivarne il detonatore….

Ma nonostante questo, ho aspettato fino all’ultimo secondo per disinnescare l’ordigno.

Ci è voluto qualcosa di emotivamente impattante, quasi quanto l’entità delle rogne personali che mi ero andato a cercare , per invertire la rotta.

Quel qualcosa si chiama Nicobox (come l’ho soprannominato io), ed è il ragazzo col sorrisone nella foto all’inizio di questa pagina.

L’ho preso nel periodo natalizio come stagista.

Ero in evidente sovraccarico e uno dei ragazzi che avevo già, dopo qualche suo problemino familiare risolto per il meglio, era diventato irrequieto, sovversivo e a tratti scansafatiche.

Tanto da lasciare spesso il posto di lavoro senza permesso e senza che se ne capisse bene la ragione.

Ma torniamo al mio braccio destro Nicobox…

Una ragazzo un pochino sfortunato e con un’infanzia difficile, che lo ha allontanato dalla giusta istruzione per acquisire le competenze adatte ad inserirsi nel mondo del lavoro di oggi.

Dopo aver abbandonato il liceo, ed essersi preso oltre 1003 porte in faccia, è riuscito a trovare un paio di posti di lavoro.

I titolari, purtroppo, troppo spesso, non hanno molti scrupoli con le persone così acerbe, e Nicobox è stato largamente bisfrattato e usato solo nei periodi di forte densità del lavoro in queste sue esperienze.

Prima di essere spedito alla volta del mio forno da un’associazione territoriale, che si occupa di aiutare i ragazzi come lui ad entrare nel mondo del lavoro, Nicobox ha fatto un corsetto di panificazione e cucina rimanendo poi disoccupato per ben 3 mesi.

E’ arrivato qui totalmente spompo…

Sfiduciato…

E anche un tantino incazzato col mondo.

Era evidente  come il buco nell’ozono!

Il ragazzo non riusciva a comprendere cosa gli mancasse per arrivare finalmente ad emanciparsi e diventare indipendente.

Totale sfiducia nel futuro.

Rassegnazione e rabbia, gli si leggevano chiaramente negli occhi.

Ma la cosa che ha riacceso la luce della mia voglia di fare andare bene le cose, NON è stata l’affinità per quel risentimento che ho dovuto sperimentare anche io a 18 anni.

A farmi sentire la responsabilità di aiutarlo e di tornare ad impegnarmi per fare girare bene le cose, è stata la sua speranza.

La sua chiara convinzione che ci si possa ancora riuscire nel mondo del lavoro, la sua disponibilità ad assecondare me e a mettersi in gioco.

Anche se le prime volte che mi rivolgevo a lui, lo facevo con un tono pretenzioso e autoritario, moralizzandomi questo comportamento poco ortodosso, con la scusa del contesto che mi ero creato intorno, Nik mi sopportava con il sorriso.

Questo ragazzetto smilzo e apparentemente senza forza, era disperatamente alla ricerca della rivalsa e cercava di imparare tutto quello che gli spiegavo, ascoltando con diligente attenzione.

Anche se il lavoro duro non è esattamente nelle sue corde, ha combattuto e combatte ogni giorno per guadagnarsi il suo centimetro di rivincita, nei confronti di chi non gli ha voluto concedere nemmeno una possibilità

La sua disposizione verso il sacrificio e la sua voglia di imparare, hanno letteralmente dato un pizzicotto al mio senso di colpa per come lo stavo trattando.

Non ero mai stato così pretenzioso, oppressivo, autoritario e con così poca considerazione nei confronti delle persone che hanno collaborato con me.

L’umiltà di questo apprendista “spugnoso” non poteva passare inosservata.

Sono stato costretto a farmi un profondo esame di coscienza e quello che ho trovato NON mi è piaciuto molto…

La vergogna più rumorosa che io abbia mai provato.

Smettere di coprirmi gli occhi, per evitare di guardare tutti i danni che avevo fatto negli ultimi mesi, non è stato per niente facile.

Ero indeciso su se farmi mandare al manicomio, o se fare l’uomo e cominciare a sistemare tutto, questa volta per davvero.

Ho scelto la seconda, per fortuna.

La prima cosa che ho dovuto fare è stata quella di licenziare quel collaboratore, che dopo i suoi problemi famigliari era diventato una vera mina vagante che faceva saltare in aria qualsiasi cosa, cliente o collaboratore che gli passava di fianco.

Puntualmente ha messo di mezzo gli avvocati… ma c’era da aspettarselo.

Per fortuna poi la conciliazione si è risolta con “un solo millino” di buonuscita e un altro millino di consulenze.

Ma come si dice….

Tolto il dente…

Fatto questo, sono poi finalmente riuscito a mettere in piedi una squadra degna di dare il servizio di qualità che meritano i clienti esigenti e attenti come te che stai leggendo la mia storia proprio ora.

La malattia di voler fare anche il lavoro degli altri per guadagnare di più, ha avuto solo una ricaduta a dicembre e con qualche colomba a pasqua.

Sembra che io sia guarendo per davvero….

Finalmente ho smesso di farmi distrarre da gingilloni luminosi e dal volermi occupare del lavoro degli altri.

I clienti sembrano apprezzarlo e le nostre pizze escono sempre meglio.

Ho una squadra di persone alle quali ho dedicato la giusta quantità di mansioni e che diventano sempre più bravi a svolgere.

Che sia la vola buona?

Come diceva Paolo Villaggio nell’omonimo film:

Io scperiamo che me la cavo.

Io ci ho messo più di 5 anni, per capire che per avere più soddisfazioni, dare un contributo qualitativamente superiore alla società, vivere meglio e si, guadagnare anche qualche soldino in più, la via è specializzarsi seguendo i propri sogni.

NON fare un sacco di cose così così…

S-P-E-C-I-A-L-I-Z-Z-A-R-S-I

Basta solo avere un filino di pazienza perchè le cose facciano il loro corso.

Ah, dimenticavo, sono Adriano Iseppi e sono quello con gli occhiali nella foto.

 


BRUNO CELLINA

Lavoro come osteopata e personal trainer, quindi sono un vero promotore del benessere fisico a 360 gradi.
Suggerisco sempre ai miei clienti e pazienti di prediligere alimenti integrali per il controllo della glicemia, ma purtroppo pizza, pane e pasta integrale spesso non hanno lo stesso gusto delle farine bianche!

Ieri sera ho ordinato per curiosità due pizze integrali e con mia grande sorpresa le ho trovate entrambe non solo leggere, ma anche molto più buone delle pizze con impasto classico con farina bianca!

Per gli ottimi valori nutrizionali e l’altrettanto ottimo sapore suggeriro’ questa pizzeria anche ai miei pazienti!


Prova anche tu, la differenza di un impasto lavorato da persone che scelgono le materie prime come se dovessero fare la pizza per mangiarla loro, goditi i profumi di bosco che solo i contadini, fino ad oggi hanno avuto la fortuna annusare.

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Continua a seguire questo blog, perchè ne vedremo delle belle.

Mangia bene e vivi in forma

Adriano

Buona lettura e mi raccomando, non risparmiarti commenti feroci o domande voraci.