ARTICOLO DI BENVENUTO!

By | Ottobre 10, 2017

Benvenuto su questo blog!

Qui si parla di roba forte e che ti migliora l’esperienza di masticazione, digestione e condivisione della pizza, anche se NON la ordini da noi.

Se è la prima volta che entri in contatto con me, io spingo molto sull’informazione, perchè i miei impasti sono in grado di amplificare l’appagamento che avrai masticando la pizza con una scarica violentissima di benefici per te della quale probabilmente sei all’oscuro.

Tutte le proprietà sensoriali e nutrizionali che racchiudono i miei impasti sono il succo di in una brevissima storia che ora ti racconto.

15 maggio 2017 ore 3.30 del mattino….

Questa volta mi spacca i timpani sul serio!

Me lo sento…

Questo pensavo, mentre quell’aggeggio infernale chiamato sveglia, vibrava sulla credenza assordando i miei poveri timpani.

Di solito sono una persona energica e piena di vita.

Ma NON ne potevo davvero più di fare il panettiere.

  • Sveglia ad orari indecenti
  • difficoltà a reperire personale affidabile e disposto a fare questa vitaccia
  • debiti da tutte le parti dovuti anche all’ennesima società sbagliata
  • tasse da pagare arretrate
  • e per finire, una famiglia che dopo la bruttissima esperienza societaria di appena un anno emmezzo prima, avrei preferito amputarmi un braccio, piuttosto che chiamarli per chiedere aiuto.

Dal 2010 al 2017 praticamente mi sono fiammato almeno il 90% delle amicizie chiuso nella mia passione di impastare, più qualche decina di migliaia di euro.

Mi sentivo completamente spaesato e intontito come un pesce rosso.

Non so se hai presente la sensazione e se ti è mai capitato?!

Essere il capo di me stesso, fare il lavoro che amo, per poi trovarmi senza un euro bucato e con un’azienda che faceva acqua da tutti i lati come uno scolapasta…

Non era per nulla divertente come me l’ero immaginato.

A 21 anni ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato, con 14 mensilità e 2000€ di stipendio, tutto credendo di liberarmi da capi, orari imposti e colleghi sconvenienti.

E se pensi che peggio di così non poteva andare….

Le narici erano piene di quell’odore di sporco, che tanto assomigliava a quello di un cadavere, erano l’ennesima dimostrazione che al peggio non c’è mai fine.

Il prurito molto simile a quello dell’orticaria o del morbillo, mi irritava a tal punto, che quella mattina mi ero quasi convinto a strapparmi quel dannato gesso a morsi.

Ma poi mi sono ricordato che serviva ad immobilizzare il polso sinistro, che mi ero rotto appena una settimana prima.

E’ stata la paura di rimanere con un polso monco a placare i miei istinti cannibali, con i quali volevo divorare quell’aggeggio diabolico.

Alcuni di quei pochi amici che mi erano rimasti, mi consigliavano di chiudere e di lasciare i fornitori e gli altri miei creditori con un palmo di naso.

Devo ammettere che per un attimo ho anche pensato di dargli ascolto….

Ma poi la coscienza mi ha fatto rinsavire.

Non avrei mai potuto sopportare il peso di compiere un’azione del genere.

Così, tra uno stagista e l’altro e i 1001 giochini di prestigio che dovevo architettare per lavorare con una mano…

Inizio a pensare a come potevo conciliare la mia passione per gli impasti, alla necessità, oramai irrinunciabile, di avere una vita.

Per fortuna tutto ciò che è farina nasce tutto dalla panificazione.

Le pasticcerie e le pizzerie, sono solo una sotto-categoria della panificazione; se conosci tutte le regole della panificazione, hai già delle basi di merceologia molto solide dalle quali partire per fare un ottimo lavoro, anche in queste due sottocategorie.

E io adoro la pizza…

Inoltre gli orari di una pizzeria mi avrebbero potuto dare la libertà di mettermi a studiare, di leggere con la mente ancora fresca, o di andare a correre al parco.

Certo…

Non è che mi sono alzato una mattina alle 3.00 e ho deciso di fare il pizzaiolo ributtandomi nel letto a dormire.

Anzi…

Appena ho capito che questa della pizzeria sarebbe stata la mia strada, dopo essere stato assalito dalla mia solita enfasi, che di solito mi spinge a fare cose stupide senza pensare, per fortuna mi sono messo ad analizzare il mercato sestese delle pizze.

E’ stato come prendere un treno freccia rossa in piena faccia alla massima velocità.

Non avevo mai fatto caso a quante pizzerie ci sono a Sesto san Giovanni.

Ero disperato, credevo che sarebbe stato impossibile ritagliarsi uno spazio.

Anche se nel pomeriggio avrei finalmente tolto il gesso, che era ormai annerito e così tanto maleodorante, che avrebbe fatto sembrare le scarpe di un muratore bergamasco dopo 12 ore di lavoro, profumante quanto un deodorante per la casa, in confronto al mio gesso.

Ore 4.00 a.m. del 15 giugno 2017:

Ricordo ancora la fatica che facevo nel trattenere le lacrime quella mattina.

L’impastatrice stava girando e c’era dentro l’impasto di un pane alla segale che piaceva un sacco a molti dei miei clienti.

Proprio quando l’impasto ha smesso girare, in quello stesso momento, il ragazzo che stava lavorando con me fa cadere perterra il contenitore della passata di pomodoro, rovesciandolo TUTTO sul pavimento.

Tutto questo, giuro, è successo davvero con la sincronia di uno spettacolo di danza, non sto scherzando.

Appena sento i due rumori…

SWOOOM!!!

Il contenitore cade e l’impastatrice si ferma.

Il mio collaboratore mi guarda col collo insaccato come quello di una tartaruga, aspettandosi delle urla o qualcosa del genere.

Ma invece…

Abbasso lo sguardo e appena vedo il rosso del pomodoro, mi si accende una lampadina che da vita ad una violentissima pioggia di pensieri:

  • -Ma certo, perchè non faccio la pizza con questo impasto
  • -Nessuno sta facendo la pizza con la farina di segale per ora
  • -La segale ha un sacco di vantaggi e molti più benefici del frumento
  • -Perchè non provare?!
  • -ecc…

Sapevo che avrei dovuto adattare e migliorare la ricetta, per contestualizzarla all’utilizzo nella preparazione delle pizze, ma non mi importava…

Non ero ancora completamente sicuro di quello che stavo facendo, ma finalmente avevo ricominciato a credere che fosse davvero possibile ricominciare ad avere una vita, senza tornare a prendere ordini da qualcunaltro.

Tutto senza lasciare tutti i miei creditori con un palmo di naso e senza dover rinunciare a mettere le mani in pasta.

Anche se Sesto era ed è piena di pizzerie, ero quasi sicuro che con questo nuovo concetto di pizza, sarebbe stato un pochino più facile ritagliarmi la mia fetta di mercato e smetterla, finalmente, di dover sopportare quella che ormai vivevo come una tortura quotidiana:

il suono della sveglia alle 3.00 del mattino.

Quel giorno, il 15 giugno 2017, è nato l’embrione di quella che oggi è PizzaMera.

Stentavo ancora a crederci, finalmente avrei potuto ritornare ad avere una vita senza rinunciare alla mia passione di impastare, per di più facendolo con i cereali integrali, che mi permettono di aiutare le persone a migliorare la loro salute e il loro benessere.

Tutto ciò mi sembrava fantastico…

Quel giorno non ho tolto solo il gesso dal braccio sinistro, ma mi sono liberato anche del peso che mi faceva sentire come uno schiavo egizio nella costruzione delle piramidi.

I 15 giorni successivi, credo che siano stati i giorni più produttivi e appaganti dei miei ultimi 5 anni.

Una fatica immensa ma con la gioia nel cuore.

Un continuo girovagare per ricercare, assaggiare e sperimentare le materie prime che oggi utilizziamo nella preparazione del nostro impasto alla segale, miele e semi di lino.

Oggi posso dire con soddisfazione, grazie a questo impasto, di aver trasformato un alimento spesso demonizzato da medici e nutrizionisti, in una importante fonte per te di:

  1. Omega 3
  2. Sali minerali in generale
  3. Fibre
  4. Vitamine del guppo B

Che per per te si traducono in:

  • Più energia
  • Fino a -52,4% degli zuccheri che ti lascia nel sangue rispetto alle pizze raffinate
  • Più lucidità e velocità di pensiero
  • Meno fiacchezza e annebbiamento mentale
  • Più autostima
  • Meno senso di inadeguatezza
  • E tanti altri vantaggi dei quali ti parlerò in questo blog

Oltretutto, la segale, è un cereale davvero povero di glutine e che da molti molti meno problemi intestinali (provare per credere).

Avevo il prodotto fatto e finito, così nei primi giorni di luglio, appena prima delle vacanze, ho cominciato a farlo provare.

Avevo una fifa dannata…

Se il test fosse andato male, probabilmente, avrei dovuto arrendermi e gettare la spugna definitivamente.

Ma non è stato questo lo scenario….

I primi clienti che l’hanno provata ne sono rimasti entusiasti per la leggerezza, la digeribilità e la capacità di dare senso di sazietà dopo averla finita.

Esattamente il contrario delle pizze raffinate.

Incominciavo a riacquistare fiducia nel futuro e in me stesso.

Tanto che a 3 giorni dal suo lancio sul mercato, ho deciso di estendere gli orari di apertura fino alle 22.00 e di cominciare ad offrire il servizio di consegne a domicilio per la cena.

Bruttissima idea!

Avevo fatto, di nuovo, i conti senza l’oste…

Dopo appena qualche campagna pubblicitaria, ho cominciato ad avere così tante ordinazioni, tutte concentrate in un paio d’ore, da non essere in grado di gestirle.

Consegne in ritardo, pizze sbagliate e ordini respinti per la saturazione di quella che era la mia capacità produttiva di quel momento, erano un evidente segno di mancanza di organizzazione.

Eravamo solo in 2 a lavorare ed era chiaro come l’acqua del mare a Maiorca che non avremmo mai potuto fare tutto da soli.

Avevo chiaramente bisogno di assumere personale, ma intanto mi ero appena fiammato una buona quota di clienti e di credibilità.

Duoh!!!

Non tutti mali vengono per nuocere…

Non ero mai stato pizzaiolo prima di quel momento e il primo mese mi è stato utile per comprendere come devono girare le cose in una pizzeria.

Ero convinto che da settembre TUTTO sarebbe cambiato, ma NON avevo calcolato che poteva cambiare in peggio.

Settembre è stato così rapido che siamo a marzo 2017 e settembre mi sembra ieri.

Dopo una partenza promettente

TUTTO è precipitato verso il basso di nuovo…

 

  • Un collaboratore è stato affetto da una scarica di problemi familiari che sono sfociati in un rendimento lavorativo altamente altalenante
  • I fattorini che stavo scegliendo con “grande cura” erano lontano anni luce da quello che volevo io come servizio per i nostri clienti: incuranza e menefreghismo sembravano un male incurabile
  • Per NON farmi mancare nulla, ci ho aggiunto una sostanziosa dose di problemi personali, dovuti ad una mia totale riluttanza nei loro confronti, che mi ha portato ad affrontarli quando era già scoppiata l’emorragia interna.

Chiaramente con un finale d’anno così, le cose non sono molto migliorate rispetto ai mesi estivi.

Ogni settimana arrivavano clienti nuovi che, puntualmente, venivano lavorati male e che poi, 8 volte su dieci, non richiamavano più.

Un continuo, ripetuto e cadenzato falò di clienti e soldi persi.

La cosa mi faceva una rabbia viscerale…

Ma i miei problemi personali, per quanto io mi sforzassi di non mostrarli, abbattevano costantemente il mio stato d’animo, impedendomi di prendere una posizione netta.

Senza benessere interiore personale, il mondo all’esterno NON può essere bello tanto quanto lo vorresti e la mia pizzeria ha fatto letteralmente schifo per almeno 3 mesi; almeno tanto quanto era orrendo il mio stato d’animo interiore.

Il dolore che io credevo di nascondere egregiamente, si manifestava nitidamente nella mancanza di attenzione e di cura con la quale gestivo la mia attività.

Ho seriamente rischiato di ANDARE IN BANCAROTTA!

Ero diventato totalmente riluttante nel gestire la relazione coi clienti.

Il lavoro che mi è sempre piaciuto di più, quello di ricerca e sviluppo dei nuovi prodotti, tutto d’un tratto mi faceva letteralmente vomitare.

Praticamente settembre è durato fino a gennaio 2018.

Durante questo lunghissimo settembre, NON c’è più stata una sola settimana in cui il nostro menù delle pizze è stato aggiornato per tempo.

Spesso passavano addirittura 2 settimane in più di quelle che avevo stabilito io stesso, in fase di progettazione del nostro schema di lavoro…

Trovavo, sempre, una scusa per NON fare quello che IO stesso avevo deciso di assegnarmi come mio lavoro all’interno della pizzeria.

Stavo lavorando CONSAPEVOLMENTE dentro una bomba ad orologeria nella quale ero stato io ad attivarne il detonatore….

Ma nonostante questo, ho aspettato fino all’ultimo secondo per disinnescare l’ordigno.

Ci è voluto qualcosa di emotivamente impattante, quasi quanto l’entità delle rogne personali che mi ero andato a cercare , per invertire la rotta.

Quel qualcosa si chiama Nicobox (come l’ho soprannominato io), ed è il ragazzo col sorrisone nella foto all’inizio di questa pagina.

L’ho preso nel periodo natalizio come stagista.

Ero in evidente sovraccarico e uno dei ragazzi che avevo già, dopo qualche suo problemino familiare risolto per il meglio, era diventato irrequieto, sovversivo e a tratti scansafatiche.

Tanto da lasciare spesso il posto di lavoro senza permesso e senza che se ne capisse bene la ragione.

Ma torniamo al mio braccio destro Nicobox…

Una ragazzo un pochino sfortunato e con un’infanzia difficile, che lo ha allontanato dalla giusta istruzione per acquisire le competenze adatte ad inserirsi nel mondo del lavoro di oggi.

Dopo aver abbandonato il liceo, ed essersi preso oltre 1000 porte in faccia, è riuscito a trovare un paio di posti di lavoro.

I titolari, purtroppo, troppo spesso, non hanno molti scrupoli con le persone così acerbe, e Nicobox è stato largamente bisfrattato e usato solo nei periodi di forte densità del lavoro in queste sue esperienze.

Prima di essere spedito alla volta del mio forno da un’associazione territoriale, che si occupa di aiutare i ragazzi come lui ad entrare nel mondo del lavoro, Nicobox ha fatto un corsetto di panificazione e cucina rimanendo poi disoccupato per ben 3 mesi.

E’ arrivato qui totalmente spompo…

Sfiduciato…

E anche un tantino incazzato col mondo.

Era evidente  come il buco nell’ozono!

Il ragazzo non riusciva a comprendere cosa gli mancasse per arrivare finalmente ad emanciparsi e diventare indipendente.

Totale sfiducia nel futuro.

Rassegnazione e rabbia, gli si leggevano chiaramente negli occhi.

Ma la cosa che ha riacceso la luce della mia voglia di fare andare bene le cose, NON è stata l’affinità per quel risentimento che ho dovuto sperimentare anche io a 18 anni.

A farmi sentire la responsabilità di aiutarlo e di tornare ad impegnarmi per fare girare bene le cose, è stata la sua speranza.

La sua chiara convinzione che ci si possa ancora riuscire nel mondo del lavoro, la sua disponibilità ad assecondare me e a mettersi in gioco.

Anche se le prime volte che mi rivolgevo a lui, lo facevo con un tono pretenzioso e autoritario, moralizzandomi questo comportamento poco ortodosso, con la scusa del contesto che mi ero creato intorno, Nik mi sopportava con il sorriso.

Questo ragazzetto smilzo e apparentemente senza forza, era disperatamente alla ricerca della rivalsa e cercava di imparare tutto quello che gli spiegavo, ascoltando con diligente attenzione.

Anche se il lavoro duro non è esattamente nelle sue corde, ha combattuto e combatte ogni giorno per guadagnarsi il suo centimetro di rivincita, nei confronti di chi non gli ha voluto concedere nemmeno una possibilità

La sua disposizione verso il sacrificio e la sua voglia di imparare, hanno letteralmente dato un pizzicotto al mio senso di colpa per come lo stavo trattando.

Non ero mai stato così pretenzioso, oppressivo, autoritario e con così poca considerazione nei confronti delle persone che hanno collaborato con me.

L’umiltà di questo apprendista “spugnoso” non poteva passare inosservata.

Sono stato costretto a farmi un profondo esame di coscienza e quello che ho trovato NON mi è piaciuto molto…

La vergogna più rumorosa che io abbia mai provato.

Smettere di coprirmi gli occhi, per evitare di guardare tutti i danni che avevo fatto negli ultimi mesi, non è stato per niente facile.

Ero indeciso su se farmi mandare al manicomio, o se fare l’uomo e cominciare a sistemare tutto, questa volta per davvero.

Ho scelto la seconda, per fortuna.

La prima cosa che ho dovuto fare è stata quella di licenziare quel collaboratore, che dopo i suoi problemi famigliari era diventato una vera mina vagante che faceva saltare in aria qualsiasi cosa, cliente o collaboratore che gli passava di fianco.

Puntualmente ha messo di mezzo gli avvocati… ma c’era da aspettarselo.

Per fortuna poi la conciliazione si è risolta con “un solo millino” di buonuscita e un altro millino di consulenze.

Ma come si dice….

Tolto il dente…

Fatto questo, sono finalmente riuscito a mettere in piedi una squadra degna di dare il servizio di qualità che meritano i clienti esigenti e attenti come te che stai leggendo la mia storia proprio ora.

Qui sotto trovi le loro testimonianze su come si lavora da PizzaMera.

“Vuoi sapere se io mi sono messo in riga?”

Nonostante io sia assolutamente riluttante nei confronti di TUTTE le regole, anche e soprattutto quelle che mi autoimpongo…

Sembra che io stia diventando disciplinato quanto basta, per farti trovare il nostro menù aggiornato, proprio su questo sito e per portare a termine almeno i miei compiti più importanti.

Lo so che non è molto….

Ma è meglio di nulla no?

Se prima ero solo io lo squilibrato, adesso siamo in 6 e sembra anche che siamo diventati bravi a fare qualcosa, anzi, una singola cosa.

Quella di portare a casa tua un’esperienza di masticazione della pizza totalmente nuova, estremamente lenta da digerire, ma che non ti arreca il minimo disturbo ne sete e che già centinaia di sestesi hanno testato e approvato prima di te.


BRUNO CELLINA

Lavoro come osteopata e personal trainer, quindi sono un vero promotore del benessere fisico a 360 gradi.
Suggerisco sempre ai miei clienti e pazienti di prediligere alimenti integrali per il controllo della glicemia, ma purtroppo pizza, pane e pasta integrale spesso non hanno lo stesso gusto delle farine bianche!

Ieri sera ho ordinato per curiosità due pizze integrali e con mia grande sorpresa le ho trovate entrambe non solo leggere, ma anche molto più buone delle pizze con impasto classico con farina bianca!

Per gli ottimi valori nutrizionali e l’altrettanto ottimo sapore suggeriro’ questa pizzeria anche ai miei pazienti!


9 volte su 10, riusciamo anche a portarti la pizza nei tempi promessi, rispecchiando l’ordine che hai fatto tu e facendola ben cotta, ben lievitata ed estremamente digeribile.

Non mi credi?

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Che sia la volta buona?

Come diceva Paolo Villaggio nell’omonimo film: “io scperiamo che me la cavo”!

Ah, quasi dimenticavo, io mi chiamo Adriano Iseppi e da oltre 10 anni cerco di fondere la libidine che stà dietro alla masticazione della pizza, alle proprietà nutrizionali degli impasti integrali e sono quello a destra col timbro sulla fronte nella foto qui sopra.

Mangia bene e vivi in forma

Adriano

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